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Panoramica Elettricità

Interruttore magnetotermico: prezzo, funzionamento e tipologie

Chiamato erroneamente salvavita, nei nuovi impianti elettrici l’interruttore magnetotermico serve a prevenire sovraccarichi e cortocircuiti. Ma cosa influenza il prezzo di un interruttore magnetotermico? Cerchiamo di scoprirlo nei paragrafi che seguono.

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Interruttore magnetotermico: prezzo e informazioni generali

Le nuove normative riguardanti gli impianti elettrici commerciali e domestici hanno negli anni implementato gli standard di sicurezza cui devono rispondere, evitando così che cortocircuiti, sovraccarichi e sbalzi di tensione possano danneggiare gli elettrodomestici collegati alle prese, l’impianto d’illuminazione e soprattutto chi lavora e abita nei locali in questione.

Uno dei principali sistemi di sicurezza all’interno degli impianti elettrici è l’interruttore magnetotermico, il quale protegge la rete elettrica non solo da guasti inerenti all’impianto stesso, ma anche dai malfunzionamenti di apparecchi che, una volta connessi, possono creare problematiche anche gravi.

Concepito per sostituire i vecchi fusibili e gli interruttori termici tipici degli impianti elettrici di vecchia concezione, un interruttore magnetotermico ha un prezzo che cambia a seconda di variabili quali:

  • La tensione nominale che sottende al funzionamento dell’impianto elettrico, che nel caso degli impianti industriali passa dai tradizionali 220 a 380 Volt;
  • La frequenza d’onda della corrente, che va a determinare il tempo di risposta dell’interruttore magnetotermico;
  • La potenza della rete elettrica in cui il dispositivo viene installato, che dipende dalla destinazione d’uso dello stabile e dalla richiesta che l’utente ha effettuato al gestore del servizio elettrico;
  • Il potere di interruzione dell’interruttore stesso;
  • Gli Ampere che è in grado di sopportare;
  • Il numero di poli di corrente che saranno collegati al meccanismo;
  • La tecnologia costruttiva di base;
  • Il tempo di risposta all’onda di corrente.

Essendo parametri strettamente tecnici, la soluzione migliore è quella di contattare un elettricista qualificato, che dopo attente valutazioni preliminari sceglierà e installerà l’interruttore magnetotermico al prezzoconcordato in sede di preventivo.

Tabella riassuntiva del prezzo dell’interruttore magnetotermico

Ma per avere già un’idea di base – senza necessariamente aver domandato un preventivo ad una ditta specializzata – sul prezzo dell’interruttore magnetotermico, di seguito riportiamo una tabella che riporta i principali modelli disponibili in commercio e i costi relativi alla manodopera specializzata.

Interruttore magnetotermicoda - a
Interruttore magnetotermico a un polo da 16 Ampere4 € - 70 €
Interruttore magnetotermico a due poli con vari Ampere30 € - 150 €
Interruttore magnetotermico quadripolare ad amperaggio variabile35 € - 300 €
Costo per la manodopera d’installazione250 € - 450 €

NOTA: I costi sopraindicati potrebbero subire variazioni su base regionale, oltre che sulle specifiche esigenze del cliente e delle eventuali opere murarie accessorie per l’installazione del dispositivo.
Interruttore magnetotermico

Interruttore magnetotermico: prezzo e modalità di funzionamento

A prescindere dal prezzo dell’interruttore magnetotermico, ciò che è bene capire è la sua fondamentale importanza all’interno di un quadro elettrico: infatti, oltre che essere obbligatorio per legge, questo dispositivo è in grado davvero di salvare la vita delle persone, poiché è in grado di bloccare il flusso di corrente direttamente all’ingresso dell’impianto, evitando così che qualcuno rimanga folgorato mentre è intento ad utilizzare dispositivi elettrici.

Il funzionamento dell’interruttore magnetotermico, come suggerisce il nome stesso, si basa su una doppia azione:

  • Quella magnetica, che evita un cortocircuito dovuto allo scambio di corrente elettrica che avviene all’interno dei cablaggi dell’impianto, oppure nel momento in cui un filo non è correttamente isolato e disperde corrente in modo pericoloso. Ad entrare in gioco è una bobina magnetica che, quando viene attraversata da una quantità eccessiva d corrente, fa scattare la leva del contatore nel quadro elettrico generale;
  • Quella termica, che previene invece i sovraccarichi di energia, dovuti ad esempio a un numero eccessivo di elettrodomestici collegati alle prese di corrente. In questo caso il dispositivo che fa scattare la leva generale è una coppia di lamelle metalliche, che al passaggio di corrente si deformano per via del calore da essa generato e vanno a sganciare l’interruttore.
  • Combinando assieme questa tecnologia l’interruttore riesce quindi a prevenire due dei principali fattori di rischio all’interno degli impianti elettrici, evitando così incendi e folgorazioni.

Come cambia il prezzo dell’interruttore magnetotermico in base al tipo specifico installato

Un interruttore magnetotermico ha un prezzo che varia poi a seconda della tipologia specifica necessaria per l’impianto del cliente.

In particolare le principali tecnologie costruttive hanno reso disponibili i seguenti modelli:

  • Interruttori magnetotermici modulari, tipici dei contesti domestici o comunque privati, con ingombri standard e in grado di interrompere una corrente con un centinaio di Ampere d’intensità;
  • Interruttori magnetotermici scatolati installati invece nelle industrie e nei contesti dove vi è un elevato afflusso di corrente: infatti possono sopportare fino a 2000 Ampere d’intensità. Sono solitamente inseriti in grosse scatole di plastica, che vanno poi montate nel quadro elettrico generale;
  • Interruttori magnetotermici aperti, che sono invece utilizzati nelle linee elettriche ad alta potenza e sono in grado di sopportare correnti nominali fino a 10.000 Ampere.

Interruttore magnetotermico: prezzi e curva d’intervento

Le normative vigenti dividono inoltre gli interruttori magnetotermici sulla base della curva d’onda che attraversa l’impianto elettrico.

Detto questo, le categorie principali di dispostivi sono le seguenti:

  • Interruttori con curva di tipo C, i più installati e tipici dei contesti domestici, in grado di assicurare la protezione di cavi, persone ed impianti elettrici di potenza standard;
  • Interruttori con curva di tipo B, che sono invece utilizzati per proteggere le persone e gli impianti con cavi di svariata lunghezza;
  • Interruttori con curva di tipo D, progettati per proteggere cavi e persone che utilizzano apparecchi ad elevato assorbimento di corrente. Sono molto utilizzati in contesti commerciali ed industriali, dove la potenza nominale degli impianti è molto elevata per ragioni di lavoro.

Come varia il prezzo dell’interruttore magnetotermico in base alla sua sensibilità

Altra caratteristica che influenza il prezzo dell’interruttore magnetotermico è la sua sensibilità, ossia la soglia minima d’intensità di corrente elettrica che fa scattare il dispositivo.

Sulla base di questa considerazione possiamo distinguere tra:

  • Interruttori magnetotermici ad alta sensibilità, che agiscono con una corrente inferiore ai 30mA;
  • Interruttori magnetotermici a bassa sensibilità, che invece scattano quando la corrente supera i 30mA. Questi dispositivi sono solitamente collegati alla messa a terra, proprio in virtù delle loro caratteristiche.

Interruttore magnetotermico: prezzo e tempo di risposta

Restando sempre nell’ambito tecnico, un interruttore magnetotermico ha un prezzo diverso a seconda del tempo che impiega per interrompere il flusso di corrente in ingresso.

Proprio questa peculiarità divide i dispositivi in:

  • Interruttori magnetotermici limitatori, che anticipa il passaggio della curva d’onda ed evita che questa raggiunga la soglia del cortocircuito, interrompendola immediatamente;
  • Interruttori magnetotermici rapidi, che invece intervengono al primo o al secondo passaggio dell’onda di cortocircuito;
  • Interruttori selettivi o ritardati, che spesso sono collegati ad altri interruttori posti a valle del circuito, e che volutamente agiscono con un tempo più lento, proprio per facilitare l’azione di questi ultimi.

Come viene installato l’interruttore magnetotermico all’interno di un impianto elettrico?

Una volta selezionato il dispositivo idoneo, l’elettricista procederà per prima cosa a staccare l’interruttore generale di corrente; successivamente inizierà col collegare il filo neutro al polo dell’interruttore, stringendo i relativi morsetti presenti nella parte superiore.

Fatto questo, dovrà poi collegare le fasi dell’impianto, che a seconda della tipologia di quest’ultimo possono avere un numero variabile.

Arrivati a questo punto non gli resterà che inserirlo ne quadro elettrico e verificare il suo corretto funzionamento, tarando opportunamente i suoi parametri d’azione.

Qual è la differenza tra magnetotermico e differenziale all’interno di un impianto elettrico?

Molto spesso si tende a confondere un interruttore magnetotermico con quello differenziale, meglio noto ai più come “salvavita”; tuttavia, come vedremo a breve, il loro funzionamento è leggermente diverso e sottende ad altrettanto differenti scopi.

L'interruttore differenziale infatti serve unicamente ad interrompere il flusso di corrente in caso di dispersione, che avviene quando ad esempio si ha una presa di corrente difettosa, un filo scoperto o non adeguatamente isolato.

Qui l’obiettivo è di proteggere l’utenza unicamente dall’evenienza di un cortocircuito, che può causare folgorazioni o appunto dispersioni incontrollate di corrente. Inoltre il dispositivo protegge l’utente sia da contatti diretti che da quelli indiretti con la fonte di dispersione.

L'interruttore magnetotermico invece unisce alla protezione dal cortocircuito – data dal magnete presente al suo interno – quella dal sovraccarico di corrente, che invece è alla base del dispositivo termico formato dalle lamelle bimetalliche. 

In particolare queste ultime sono molto più lente ad intervenire rispetto alla bobina magnetica, poiché esiste una soglia minima di taratura al di sotto della quale l’interruttore non entra in funzione.

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